mercoledì, aprile 29, 2009

Kung Fu e Arti Marziali - parte 1

Kung Fu arti marziali

Kung Fu è un termine improprio utilizzato per identificare l'insieme delle arti marziali cinesi in ogni loro sfumatura. Definita come Wu Shu, l'arte del combattimento si è estesa e ramificata fin dove poteva spaziare la fantasia, ma il kung fu non è solo questo: si propone di essere un percorso per il miglioramento di se stessi.

L'arte marziale ha origine quasi 3000 anni prima di Cristo, con il mitico "Imperatore Giallo" Huang Ti che creò uno stile di combattimento da poter insegnare alle sue truppe.
L'evoluzione nei secoli è stata esponenziale. Il contatto con civiltà limitrofe, soprattutto quella indiana, plasmano il kung fu e ne fanno una disciplina marziale vera e propria. L'incontro con Bodhidharma, ventottesimo patriarca buddista, rivoluziona le tecniche di allenamento e di miglioramento percettivo. Il susseguirsi di incessanti ed estenuanti allenamenti, volti a rafforzare il controllo sul proprio corpo, ed elaborati esercizi di meditazione tendevano a fare dei monaci non dei combattenti, ma degli esseri umani in pace con se stessi, sani e longevi.

Invasioni militari frequenti e attacchi di predoni costrinsero i monaci alla difesa. Col tempo vennero appresi i segreti del corpo umano, e le tecniche corporee più avanzate e complesse che il mondo abbia mai visto.

La visione occidentale o occidentalizzata dell' arte del kung fu ha subito diverse mutazioni nel corso dei decenni del secolo appena trascorso. Inizialmente sconosciuto in Occidente, fu pian piano sdoganato dalla chiusura pressochè totale delle comunità asiatiche, soprattutto cinesi, che ne custodivano gelosamente il segreto come patrimonio culturale fondamentale del loro stile di vita.

La conoscenza alle masse è divenuta vasta grazie alla cinematografia di Hong Kong e hollywoodiana, ma questa è un'altra storia. Il kung fu cinese, il bushido giapponese, e Vie del Guerriero osservabili in tutto il mondo sono cose estramemente differenti dall' uscire indenni da una rissa.
Ciò che la mente occidentale stenta il più delle volte a capire è che l'evoluzione delle tecniche marziali cinesi, e più in generale asiatiche, rispecchia l'evoluzione della conoscenza del corpo e dell'animo umano. Più l'uomo comprendeva riguardo a se stesso e al mondo che lo circondava, più le arti marziali divenivano pratiche raffinate e letali.

La vera sfida nella pratica delle arti marziali è la capacità di controllo, del corpo e della mente. Non è necessario uccidere se si è consapevoli di essere in grado di farlo. Non è necessario ferire, se si sa soltanto provocare dolore localizzato. Non è necessario combattere, se si ha pieno controllo di se stessi e della situazione che ci circonda.

Kung Fu arti marziali
L'addestramento tradizionale di un praticante marziale viene impartito da famiglie, clan o scuole, che da generazioni adottano metodi differenti (o addirittura segreti) per plasmare il corpo e la mente dei discepoli attraverso pratiche forse prive di logica ad un osservatore impreparato, ma motivate dalla precisa finalità di creare il massimo controllo corporeo possibile.

Infilare la mano in una giara colma di fagioli secchi può sembrare antiquato e stupido, ma è un esercizio studiato e ragionato. Dopo qualche secondo, l'allievo sente la mano indolenzita, dopo qualche minuto il dolore dovuto allo sfregamento con i fagioli secchi inizia a divenire intollerabile. Dopo ore di pratica, la mano sanguina, il dolore non fa dormire, e l'unica cosa che si riceve è una ciotola di riso con verdure e un pò d'acqua.

Questo esercizio è mirato a sviluppare la resistenza al dolore, com'è facile intuire. Dopo settimane di pratica quotidiana la loro soglia del dolore di questi giovani guerrieri si innalza, e le giunture delle dita si rafforzano al punto tale da poter sostenere esercizi di maggiore durezza.

Non solo: la pratica continua di questo esercizio serve a creare micro-fratture nelle fragili ossa delle dita. Queste microfratture saranno col tempo ricalcificate e tutta l'ossatura subirà un ispessimento, per consolidare ulteriormente la struttura lesionata. Col passare del tempo, le mani diventano sempre più dure, le ossa sempre più spesse e resistenti, e spaccare una tavola di legno con le nocche della mano non è più un'impresa impossibile.

Apprendere un'arte marziale nella sua natura più profonda è un processo che dura anni, decenni, a volte nemmeno una vita intera è sufficiente per le persone che non sono predisposte a consacrarsi a questo percorso. E' una vita strana: all' inizio fisicamente durissima, ma pian piano ci si accorge che la vera difficoltà sta nell'aspetto mentale dell'addestramento.

Se non si conosce l'ambiente, il proprio avversario, la propria natura, anche la parte intima e mostruosa del nostro essere, è impossibile dominare la situazione, sapere cosa fare, sapere come agire, e prevedere l'esito di uno scontro, limitarne le conseguenze gravi, o addirittura evitarlo.

La parola chiave delle arti marziali è controllo. Il vero cardine della disciplina marziale è uno stato di coscienza superiore al normale, uno stato mentale ricercato attraverso la pratica e la meditazione, una condizione di pienezza e di distaccamento. E' difficile spiegare a parole un concetto così ampio ma nel contempo così semplice nella sua sostanza, ed è soltanto calandosi in questo mondo che si può comprendere la ricchezza interiore che la pratica di un'arte marziale può donare.

Pubblicato il: mercoledì, aprile 29, 2009

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