giovedì, settembre 17, 2009

Giappone: il culto delle mostri mummificati

Il folklore giapponese è ricchissimo di demoni e creature mostruose, per la stessa struttura dello shintoismo: migliaia di divinità, superiori o locali, si alternano di regione in regione, ed esseri mostruosi, benevoli o malvagi, che popolano le montagne, i fiumi ed i mari.
Per adorare divinità e spiriti sono stati eretti templi, cappelle, altari domestici e santuari, ma forse nulla è curioso come alcuni corpi di mummie che, secondo le leggende, pare appartengano a demoni.
Questi demoni mummificati includono mostri, sirene e sacerdoti mummificati, alcuni dall' aspetto curiosamente bizzarro, altri decisamente terrificanti.

Nella città di Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa, il tempio Zengy è casa di una testa mummificata raffigurante un demone a tre teste. Secondo la leggenda, un sacerdote del posto scoprì la mummia in una camera del tempio, nel XVIII° secolo. La testa viene esposta a fedeli e turisti ad ogni equinozio di primavera.

Nessuno sa dire con certezza da dove provenga la testa del demone, o come sia finita in quella stanza. La testa è composta da due volti anteriori ed uno posteriore, simile all' iconografia classica di Kappa, demoni acquatici della tradizione giapponese. Ovviamente, nulla esclude che possa trattarsi di un (nemmeno molto abile) collage di teste animali.

Il Kappa, che appartiene alla categoria degli yokai, letteralmente "manifestazione inquietante", è un demone dalle fattezze umane che si aggira per laghi, fiumi e acquitrini. Ha mani e piedi palmati, per potersi muovere agevolmente in acqua, come li si vede raffigurati in una stampa giapponese del 1700.
Rifacendosi alle spiegazioni di natura razionale, il mito dei kappa potrebbe derivare dall' usanza di far galleggiare i bambini nati morti sulle acque di fiumi e laghi.

I Kappa sono demoni che appaiono costantemente nella letteratura e mitologia giapponese. Un altro esempio di Kappa è ad Imari: ritrovato negli anni '40-'50 da un gruppo di carpentieri intenti a ricostruire un tetto, è stata conservata, e lo è tutt'ora, in una teca di vetro, come divinità del fiume locale.

Spostandoci in un'altra prefettura giapponese, la prefettura di Oita, troviamo la città di Usa, dove viene esposta un'altra mummia nel tempio locale. Ritrovata nel 1925 dopo diversi scambi di mano, pare che da allora si trovi sotto l'influsso di una sorta di incantesimo. Credenza rinforzata dal fatto che il suo scopritore si riprese da una malattia dopo aver fatto una donazione alla statua.

Altri demoni mitologici sono i Tengu, creature metà uomo e metà uccello, legate tradizionalmente ad una lotta costante con i samurai, che ne conservano collezioni intere di mummie. All' Hachinohe Museum, nel nord del Giappone, si può trovare una mummia di Tengu come parte di una collezione appartenente alle famiglie samurai regnanti del periodo dello shogunato giapponese.

Ritornando all'ambiente acquatico, il Giappone ha visto il fiorire di scheletri e mummie di sirene fin dal periodo Edo, tra il XVIII e XIX secolo. Queste mummie erano spesso create dai pescatori mescolando pezzi di pesce e altri materiali, organici e non. Una delle abilità dei pescatori, sviluppatasi nel tempo per creare falsi sempre migliori, era quella di far allungare il cranio delle scimmie, per poi ucciderle e incastrarle in corpi di pesci.


E ora arriva il bello: automummificazione. Pratica abolita in Giappone dal XIX° secolo per la crudeltà della cerimonia, deriva da una pratica buddhista sparsa un pò in tutta l'Asia.
Prevede che il monaco, per il quale il corpo non ha alcuna importanza in quanto "prigione" dello spirito, percorra tre differenti livelli, estremamente dolorosi, per raggiungere uno stato corporeo di mummificazione dopo la morte, allo scopo di fungere da esempio per i monaci che verranno in futuro.

Su centinaia di monaci che hanno tentato l'impresa, circa 20 ci sono riusciti. Ed è facile intuire le ragioni di un fallimento. Ogni fase dura poco più di 3 anni, durante i quali:
  • Nella prima fase, il monaco si nutre solo di piccole quantità di grano, per eliminare il grasso corporeo.
  • Durante la seconda fase, il monaco si ciba di radici di pino e corteccia, per ridurre l'acqua nel corpo.
  • Nella terza fase, il monaco beve un infuso di piante, estremamente tossico, che porta alla disidratazione e all' intossicazione, cronica e acuta. Una volta preparatosi alla morte, viene inumato in una cassa di legno, per tre anni, per raggiungere la mummificazione.
Il rituale è spiegato qui: L' automimmuficazione dei monaci buddhisti

Pubblicato il: giovedì, settembre 17, 2009

Giappone: il culto delle mostri mummificati Giappone: il culto delle mostri mummificati Giappone: il culto delle mostri mummificati Giappone: il culto delle mostri mummificati Articoli correlati »

Articoli correlati
Se ti è piaciuto l'articolo Giappone: il culto delle mostri mummificati, questi post potrebbero interessarti:




Ti è piaciuto l'articolo Giappone: il culto delle mostri mummificati?
Iscriviti al feed di Dita di Fulmine per essere informato sulle ultime novità su scienza, natura, spazio, tecnologia e curiosità dal mondo.
Iscriviti al feed o alla Pagina Facebook di Dita di Fulmine

0 commenti:

Posta un commento