domenica, ottobre 11, 2009

Il limite tra numeri e fantasia

C'è un limite oltre il quale il dato scientifico rappresentato da un numero può sfociare in pura fantasia, valicando il confine tra ciò che è possibile dimostrare e quanto rimane nel campo delle elucubrazioni della mente umana?

Mi è capitato di recente di rileggere alcune delle teorie secondo le quali le piramidi, nelle loro dimensioni, massa e finalità ultime, siano una rappresentazione di una scienza perduta posseduta dagli antichi Egizi, e da tutti quei popoli che, per un motivo o per un altro, decisero di erigere edifici monumentali durante i periodi di maggiore ricchezza culturale ed economica della loro storia.

E' mai possibile che queste antiche civiltà potessero avere a disposizione tecnologie e conoscenze che sfidano alcune idee ormai assodate della storia come noi la conosciamo? Forse, ma da questo presupposto alla prova concreta di un arcano sapere perduto la distanza è abissale.

Un esempio: l'altezza della piramide di Cheope, 146 metri. Molti la accomunano alla distanza media che intercorre tra la Terra ed il sole (in milioni di km), senza però far presente che ciò che noi oggi vediamo della grande piramide non è che lo "scheletro". E' priva di quel rivestimento che un tempo la rendeva splendente e visibile a decine di km di distanza, dato che rende inutile ogni tipo di computazione speculativa sulle misure dell' edificio, specialmente quelle espresse in centimetri (ce ne sono anche di quelle...), e pressochè sterile la comparazione tra l'altezza della piramide e la distanza dal nostro astro.

I dati numerici sono spesso fraintesi a causa delle stesse convinzioni di chi tenta di interpretarli. Chi, ancora oggi, mette in dubbio il fatto che la piramide possa essere stata costruita dall' essere umano, non cita mai il fatto che non sono stati solo schiavi a costruirla, ma una massa ingente di operai specializzati, che di sicuro lavorano in maniera più performante di uno schiavo motivato dallo schiocco di una frusta, come ci insegnano i film degli anni cinquanta.

Oltre al fatto che mi sembra un pò offensivo nei confronti dell' intero genere umano non considerarlo capace di costruire edifici di tale portata e complessità, visto e considerato che possiamo trovarli in qualunque parte del mondo, dalle molteplici forme, e dalle proporzioni altrettanto colossali di quelle della Grande Piramide. Gli antichi sapevano eseguire calcoli, anche molto complessi; osservavano le stelle in condizioni estremamente migliori delle nostre, e da esse calcolavano cicli ritmici sui quali basare la propria esistenza. Non dovrebbe stupire che avessero confidenza con i numeri; ma non dovrebbe stupire nemmeno il fatto che a quei numeri dessero significati superstiziosi privi di alcun fondamento, perchè mancavano le basi stesse della scienza utili a spiegare i fenomeni naturali e celesti che osservavano.

Crediamo forse di trovare un progetto della piramide scritto sulla pietra? Erano antichi, e per certi versi meno evoluti di noi, è vero, ma non erano di certo stupidi: tutti i progetti saranno stati scritti su papiri, o su supporti ben più comodi della pietra, e di certo meno resistenti al tempo. E, nel caso delle piramidi dell' Antico Egitto, non c'era alcuna intenzione di tramandare i progetti ai posteri per ovvi motivi di segretezza e di salvaguardia del prezioso contenuto di quei monumenti sepolcrali, non dovrebbe stupire il fatto di non aver reperito alcun tipo di disegno tecnico che dev'essere di certo esistito per la costruzione di edifici di una tale portata.

La numerologia, in tutte le sue forme magiche o pseudoscientifiche, ha messo radici da millenni nella cultura dell' uomo. Un numero spesso DEVE avere più significati del singolo dato che rappresenta, a volte per motivi del tutto emotivi e superstiziosi, altre per sostenere e rafforzare teorie che hanno ben poco di scientifico o di provato.

Siamo nell' era della scienza, ma consideriamo ancora alcuni numeri come "fortunati" o "disgraziati" basando il nostro giudizio su antichissime superstizioni di culture che non ci appartengono più.

Quante volte abbiamo sentito frasi tipo "vinci al lotto con i numeri dell' antico oracolo egizio?". Che senso ha ascoltare uno pseudo oracolo, basato su una conoscenza (che spesso non abbiamo nemmeno scoperto nella sua interezza) delle meccaniche religiose e superstiziose degli antichi, e incentrare parte della nostra vita su predizioni fondate sul niente?

Tornando al quesito posto all' inizio di questo post: c'è un limite tra superstizione e scienza quando si parla di numeri? Esiste, ed è ben definito. Se si guarda al numero come ad un semplice dato, siamo nell' ambito della scienza; se lo si considera invece come custode di un significato mistico che va ben oltre il far di conto, siamo nel campo della speculazione pura e semplice.

Pubblicato il: domenica, ottobre 11, 2009

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