La fama dei leoni è quella di mangiatori di uomini non per caso. Se guardando i documentari di Discovery Channel ci rendiamo conto che i maschi di leone tendono al "dolce far niente" per l'arco di tutta la loro giornata, osserviamo anche quanto possano essere temibili le femmine di leone, che si dedicano alle attività di caccia per la sopravvivenza del branco.
Film come "Prey" hanno restituito al leone, maschio o femmina che sia, la fama di mangiatore di uomini che aveva perso da tempo grazie a documentari che ne hanno rivalutato (a ragione) l'utilità nell' ecosistema e la terribile fama che veniva loro attribuita con troppa facilità. Altri film invece, come "Spiriti nelle tenebre" del 1996, hanno donato ai leoni addirittura un'aura mistica e malvagia, come se rappresentassero vere e proprie entità demoniache sovrannaturali in grado di predare per motivi che vanno oltre la fame. Ma quanto di tutto questo rappresenta la realtà?
Casi di leoni che aggrediscono l'uomo non sono rari, ma nemmeno così frequenti. Il più delle volte si tratta di leoni malati, che vedono nell' essere umano una facile preda, come nel caso di un leone col mal di denti che tendeva ad aggredire l'uomo per la morbidezza delle sue carni; altre volte invece sono spinti dall' assenza di cibo, situazione sempre più frequente visti i crescenti insediamenti urbani e le riduzioni di territorio a cui i parchi nazionali africani vanno incontro ogni anno.
In alcuni casi tuttavia, sembra che i leoni provino un gusto del tutto inusuale nel predare l'essere umano. Un caso è quello del mangiatore di uomini di Mfuwe del 1991, leone senza criniera che uccise almeno 6 persone in Zambia, e che apparentemente non aveva alcun problema dentale, anzi, era in ottima salute, e si stima sia il più grande leone mangiatore di uomini mai esistito.
Ma il caso più famoso è di certo quello dei leoni di Tsavo, animali che hanno inspirato il film "Spiriti nelle tenebre" con Michael Douglas e Val Kilmer.
La storia ha inizio nel 1898 in Kenya, durante la costruzione della ferrovia. Nei pressi del fiume Tsavo, l'ingegnere britannico John Henry Patterson fu incaricato di costruire un ponte servendosi della manovalanza locale.
Durante i lavori di costruzione, due leoni maschi senza criniera hanno inizato ad aggredire la manovalanza locale nelle proprie tende, trascinandoli fuori per divorarli. Gli attacchi divennero così frequenti che gli operai iniziarono a pensare che fossero spiriti malvagi; e questa ipotesi sovrannaturale venne alimentata anche dallo stesso Patterson, che nel suo libro "The Man-Eaters of Tsavo and Other East African Adventures" sembra attribuire ai leoni delle capacità fuori dalla norma.
Il tutto terminò dopo nove mesi, con l'uccisione dei due leoni da parte di Patterson, che non poteva più proseguire la costruzione del ponte a causa del rifiuto degli operai nel continuare a lavorare proprio per i continui assalti dei leoni. Nulla aveva funzionato fino ad allora: trappole, recinti di arbusti spinosi ed altri sistemi non avevano sortito alcun effetto contro quelle due furie della natura.
Il conteggio delle vittime nell'arco dei nove mesi di attività predatoria del leoni venne stimato da Patterson a 135, numero decisamente esagerato secondo una nuova analisi condotta dalla University of California di Santa Cruz. Di contro, la compagnia ferroviaria fece la sua, di stima: 28 vittime, che allo stesso modo sembrerebbero un numero inadeguato.
Le ossa dei due leoni di Tsavo, ora conservati al Field Museum of Natural History di Chicago, sono state analizzate dal gruppo di ricerca californiano, riuscendo a stabilire che uno di essi ha probabilmente divorato 11 esseri umani, mentre il secondo circa 24 durante gli ultimi nove mesi di vita, i nove mesi che hanno segnato la storia di Tsavo.
Analizzando la keratina ed il collagene nelle ossa dei leoni, ed effettuando delle comparazioni tra questi dati e quelli delle prede abituali dei leoni, oltre che con l'essere umano, si è scoperto che più della metà della dieta di uno dei due leoni era composta da esseri umani, mentre l'altra metà era composta da gazzelle e impala. La cosa più sorprendente è che pare che l'altro leone preferisse erbivori come gazzelle e bovini, mentre il primo la carne di esseri umani, lavoravando in gruppo per uccidere, a turno, la preda preferita.
La questione era rimasta aperta per circa un secolo. Chi aveva ragione, Patterson ed il suo spaventoso numero di morti, o le ferrovie, che ovviamente avevano anche l'intento di minimizzare i caduti sul campo per far proseguire i lavori di costruzione del ponte?
Ora si scopre che nessuno dei due aveva ragione: l'analisi delle ossa dei leoni infatti stabilisce soltanto quanti esseri umani abbiano mangiato, non quanti ne abbiano uccisi. Secondo Nathaniel J. Dominy, che ha partecipato alla ricerca, il conteggio delle vittime basandosi su dati statistici si stimerebbe attorno alle 75 persone, una media tra le affermazioni di Patterson e i dati rilasciati dalla compagnia ferroviaria.
I motivi che portarono a questa strana collaborazione tra questi due leoni maschi sono ancora non del tutto spiegati: una delle ipotesi è che i leoni potessero essere malati, o inabili ad aggredire prede delle dimensioni di un essere umano. La collaborazione infatti avverrebbe di solito quando ci si trova a dover predare grossi animali, come bufali o zebre, ma per l'essere umano un leone solitario è più che sufficiente.
Sul perche uno di essi preferisse la carne umana, anche qui siamo ancora nel campo delle ipotesi: è probabile che, a causa della peste bovina del 1890 che sterminò bufali e zebù, i leoni avessero necessità di trovare altre prede (il che però non spiegherebbe perchè non si siano cibati solo di gazzelle ed impala); altra ipotesi è che uno dei leoni si sia abituato al sapore della carne umana attraverso i cadaveri lasciati sulle rotte dei commercianti di schiavi, che mietevano almeno 80.000 vittime ogni anno lungo i percorsi abitualmente battuti da coloro che alimentavano questo triste mercato; o il vaiolo, che fece vittime su vittime tra la popolazione locale.
Nonostante il numero ridimensionato delle morti provocate dai due leoni di Tsavo, la leggenda attorno ai due "spiriti delle tenebre" rimane, ed il loro comportamento collaborativo ed omicida rimane ancora oggi non del tutto chiaro.
Film come "Prey" hanno restituito al leone, maschio o femmina che sia, la fama di mangiatore di uomini che aveva perso da tempo grazie a documentari che ne hanno rivalutato (a ragione) l'utilità nell' ecosistema e la terribile fama che veniva loro attribuita con troppa facilità. Altri film invece, come "Spiriti nelle tenebre" del 1996, hanno donato ai leoni addirittura un'aura mistica e malvagia, come se rappresentassero vere e proprie entità demoniache sovrannaturali in grado di predare per motivi che vanno oltre la fame. Ma quanto di tutto questo rappresenta la realtà?
Casi di leoni che aggrediscono l'uomo non sono rari, ma nemmeno così frequenti. Il più delle volte si tratta di leoni malati, che vedono nell' essere umano una facile preda, come nel caso di un leone col mal di denti che tendeva ad aggredire l'uomo per la morbidezza delle sue carni; altre volte invece sono spinti dall' assenza di cibo, situazione sempre più frequente visti i crescenti insediamenti urbani e le riduzioni di territorio a cui i parchi nazionali africani vanno incontro ogni anno.
In alcuni casi tuttavia, sembra che i leoni provino un gusto del tutto inusuale nel predare l'essere umano. Un caso è quello del mangiatore di uomini di Mfuwe del 1991, leone senza criniera che uccise almeno 6 persone in Zambia, e che apparentemente non aveva alcun problema dentale, anzi, era in ottima salute, e si stima sia il più grande leone mangiatore di uomini mai esistito.
Ma il caso più famoso è di certo quello dei leoni di Tsavo, animali che hanno inspirato il film "Spiriti nelle tenebre" con Michael Douglas e Val Kilmer.
La storia ha inizio nel 1898 in Kenya, durante la costruzione della ferrovia. Nei pressi del fiume Tsavo, l'ingegnere britannico John Henry Patterson fu incaricato di costruire un ponte servendosi della manovalanza locale.
Durante i lavori di costruzione, due leoni maschi senza criniera hanno inizato ad aggredire la manovalanza locale nelle proprie tende, trascinandoli fuori per divorarli. Gli attacchi divennero così frequenti che gli operai iniziarono a pensare che fossero spiriti malvagi; e questa ipotesi sovrannaturale venne alimentata anche dallo stesso Patterson, che nel suo libro "The Man-Eaters of Tsavo and Other East African Adventures" sembra attribuire ai leoni delle capacità fuori dalla norma.
Il tutto terminò dopo nove mesi, con l'uccisione dei due leoni da parte di Patterson, che non poteva più proseguire la costruzione del ponte a causa del rifiuto degli operai nel continuare a lavorare proprio per i continui assalti dei leoni. Nulla aveva funzionato fino ad allora: trappole, recinti di arbusti spinosi ed altri sistemi non avevano sortito alcun effetto contro quelle due furie della natura.
Il conteggio delle vittime nell'arco dei nove mesi di attività predatoria del leoni venne stimato da Patterson a 135, numero decisamente esagerato secondo una nuova analisi condotta dalla University of California di Santa Cruz. Di contro, la compagnia ferroviaria fece la sua, di stima: 28 vittime, che allo stesso modo sembrerebbero un numero inadeguato.
Le ossa dei due leoni di Tsavo, ora conservati al Field Museum of Natural History di Chicago, sono state analizzate dal gruppo di ricerca californiano, riuscendo a stabilire che uno di essi ha probabilmente divorato 11 esseri umani, mentre il secondo circa 24 durante gli ultimi nove mesi di vita, i nove mesi che hanno segnato la storia di Tsavo.
Analizzando la keratina ed il collagene nelle ossa dei leoni, ed effettuando delle comparazioni tra questi dati e quelli delle prede abituali dei leoni, oltre che con l'essere umano, si è scoperto che più della metà della dieta di uno dei due leoni era composta da esseri umani, mentre l'altra metà era composta da gazzelle e impala. La cosa più sorprendente è che pare che l'altro leone preferisse erbivori come gazzelle e bovini, mentre il primo la carne di esseri umani, lavoravando in gruppo per uccidere, a turno, la preda preferita.
La questione era rimasta aperta per circa un secolo. Chi aveva ragione, Patterson ed il suo spaventoso numero di morti, o le ferrovie, che ovviamente avevano anche l'intento di minimizzare i caduti sul campo per far proseguire i lavori di costruzione del ponte?
Ora si scopre che nessuno dei due aveva ragione: l'analisi delle ossa dei leoni infatti stabilisce soltanto quanti esseri umani abbiano mangiato, non quanti ne abbiano uccisi. Secondo Nathaniel J. Dominy, che ha partecipato alla ricerca, il conteggio delle vittime basandosi su dati statistici si stimerebbe attorno alle 75 persone, una media tra le affermazioni di Patterson e i dati rilasciati dalla compagnia ferroviaria.
I motivi che portarono a questa strana collaborazione tra questi due leoni maschi sono ancora non del tutto spiegati: una delle ipotesi è che i leoni potessero essere malati, o inabili ad aggredire prede delle dimensioni di un essere umano. La collaborazione infatti avverrebbe di solito quando ci si trova a dover predare grossi animali, come bufali o zebre, ma per l'essere umano un leone solitario è più che sufficiente.
Sul perche uno di essi preferisse la carne umana, anche qui siamo ancora nel campo delle ipotesi: è probabile che, a causa della peste bovina del 1890 che sterminò bufali e zebù, i leoni avessero necessità di trovare altre prede (il che però non spiegherebbe perchè non si siano cibati solo di gazzelle ed impala); altra ipotesi è che uno dei leoni si sia abituato al sapore della carne umana attraverso i cadaveri lasciati sulle rotte dei commercianti di schiavi, che mietevano almeno 80.000 vittime ogni anno lungo i percorsi abitualmente battuti da coloro che alimentavano questo triste mercato; o il vaiolo, che fece vittime su vittime tra la popolazione locale.
Nonostante il numero ridimensionato delle morti provocate dai due leoni di Tsavo, la leggenda attorno ai due "spiriti delle tenebre" rimane, ed il loro comportamento collaborativo ed omicida rimane ancora oggi non del tutto chiaro.




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