L'acidificazione degli oceani sta seriamente minacciando l'approvigionamento di cibo per circa un quarto della popolazione del pianeta. Questo è l'annuncio che Hilary Benn, segretario all' Ambiente del Regno Unito, farà alla conferenza internazionale sul clima di Copenhagen.
Secondo la Benn, l'aumento di anidride carbonica nell'atmosfera sta contribuendo a creare un abbassamento del livello di pH degli oceani di tutto il mondo, creando un serio rischio alle speci marine che riforniscono di proteine animali circa un miliardo di persone.
"Sappiamo che l'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'aria sta rendendo gli oceani più acidi" dice la Benn a BBC News. "Questo va a colpire la vita marina, colpisce il corallo, e potrebbe avere effetti sulla quantità di pesce nei mari, e circa un miliardo di persone nel mondo dipende dal pesce come fonte primaria di proteine. Questo fatto non attira l'attenzione come altri problemi ambientali, ma è davvero importante".
Secondo uno studio effettuato sull'impatto economico degli ecosistemi e della biodiversità, più del 50% dell'anidride carbonica emessa dai combustibili fossili negli ultimi 200 anni è stata assorbita dagli oceani del mondo, alterando il pH del mare di 0,1.
Il valore pH dell'acqua è ciò che determina il grado di acidità o di alcalinità del prezioso liquido. Un valore pH troppo alto o troppo basso può compromettere seriamente la fauna e la flora marina, diventando un rischio serio per la sopravvivenza delle specie marine e per tutti i Paesi del mondo che contano sulla pesca come fonte principale di alimenti proteici.
Secondo alcune stime, il valore pH delle acque del mondo potrebbe ridursi da 0,14 a 0,35 nel corso di questo secolo, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di molte specie marine particolarmente suscettibili all'alterazione dell'acidità degli oceani, come il corallo, portando ad un fenomeno "a cascata" di alterazione dell'ecosistema. Il corallo infatti rappresenta la casa per molte specie marine, oltre ad avere un impatto fondamentale in molti ecosistemi; la sua scomparsa potrebbe essere un campanello d'allarme di un'alterazione del mare irreversibile.

Se poi guardiamo i numeri, un abbassamento del pH di 0,4 rappresenta un record di acidità che non è stato mai battuto negli ultimi 20 milioni di anni. La chimica oceanica sta mutando rapidamente, con un ritmo pari a 50-100 volte più rapido di quello dell' ultimo milione di anni.
L'atmosfera e l'oceano scambiano continuamente anidride carbonica. Dato che la concentrazione del gas è attualmente 30% superiore ai livelli riscontrati durante il periodo pre-industriale, lo scambio di anidride carbonica comporta un aumento della concentrazione di CO2 negli oceani di tutto il mondo, acidificando progressivamente l'acqua marina.
Se da una parte l'assorbimento dell'anidride carbonica da parte degli oceani limita il riscaldamento globale, dall'altre non fa che rendere progressivamente "invivibili" gli ambienti marini. Questa acidificazione colpisce soprattutto specie marine come coralli e molluschi, avendo però un impatto su tutta la catena alimentare. I primi a risentire del cambiamento di pH sono le specie marine che si basano sulla calcificazione per la loro sopravvivenza, come molluschi e coralli.
Uno studio del 2007 ha infatti dimostrato come la crescita del corallo nella Grande Barriera Corallina, dal 1990, sia diminuita del 14%, molto probabilmente anche a causa dell'acidificazione del mare.
Secondo un altro studio condotto dal Laboratorio di Oceanografia di Villefranche, che ha sperimentato in condizioni di cattività alcune delle condizioni marine previste per il 2100, i molluschi di Limacina helicina costruiscono le loro conchiglie con una velocità del 30% più bassa in acque che simulano le condizioni del mare previste per la fine del secolo. Questi molluschi sono estremamente importanti per la catena alimentare, e la loro scomparsa potrebbe seriamente compromettere la presenza di alcuni pesci come le aringhe.
D'altra parte, però, ci sono anche ricerche che fanno sorgere qualche controversia sull'effettiva pericolosità dell'acidificazione delle acque marine. Una ricerca condotta alla Victoria University da Michael Doherty sostiene che l'acidificazione non abbia effetti negativi sui processi fotosintetici nei coralli e negli anemoni, anzi, potrebbe aumentarli.
Secondo Doherty, per quanto l'acidificazione dei mari comprometta la calcificazione, l'incremento dei processi fotosintetici fornirebbe più energia ai coralli, che risentirebbero meno dei cambiamenti marini di quanto si potesse ritenere in precedenza.
In linea di massima tuttavia, ogni studio e ricerca concorda che l'acidificazione dei mari sta avvenendo in maniera costante e progressiva, e che comporterà grandi cambiamenti nell'ecosistema oceanico se non si intervenisse per contrastarla. Potrebbe portare all'estinzione di molte specie marine come alla modifica dei processi biologici di altre, e compromettere seriamente le attività di pesca che attualmente riforniscono di cibo oltre la metà del pianeta.
Secondo la Benn, l'aumento di anidride carbonica nell'atmosfera sta contribuendo a creare un abbassamento del livello di pH degli oceani di tutto il mondo, creando un serio rischio alle speci marine che riforniscono di proteine animali circa un miliardo di persone.
"Sappiamo che l'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'aria sta rendendo gli oceani più acidi" dice la Benn a BBC News. "Questo va a colpire la vita marina, colpisce il corallo, e potrebbe avere effetti sulla quantità di pesce nei mari, e circa un miliardo di persone nel mondo dipende dal pesce come fonte primaria di proteine. Questo fatto non attira l'attenzione come altri problemi ambientali, ma è davvero importante".
Secondo uno studio effettuato sull'impatto economico degli ecosistemi e della biodiversità, più del 50% dell'anidride carbonica emessa dai combustibili fossili negli ultimi 200 anni è stata assorbita dagli oceani del mondo, alterando il pH del mare di 0,1.
Il valore pH dell'acqua è ciò che determina il grado di acidità o di alcalinità del prezioso liquido. Un valore pH troppo alto o troppo basso può compromettere seriamente la fauna e la flora marina, diventando un rischio serio per la sopravvivenza delle specie marine e per tutti i Paesi del mondo che contano sulla pesca come fonte principale di alimenti proteici.
Secondo alcune stime, il valore pH delle acque del mondo potrebbe ridursi da 0,14 a 0,35 nel corso di questo secolo, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di molte specie marine particolarmente suscettibili all'alterazione dell'acidità degli oceani, come il corallo, portando ad un fenomeno "a cascata" di alterazione dell'ecosistema. Il corallo infatti rappresenta la casa per molte specie marine, oltre ad avere un impatto fondamentale in molti ecosistemi; la sua scomparsa potrebbe essere un campanello d'allarme di un'alterazione del mare irreversibile.

Se poi guardiamo i numeri, un abbassamento del pH di 0,4 rappresenta un record di acidità che non è stato mai battuto negli ultimi 20 milioni di anni. La chimica oceanica sta mutando rapidamente, con un ritmo pari a 50-100 volte più rapido di quello dell' ultimo milione di anni.
L'atmosfera e l'oceano scambiano continuamente anidride carbonica. Dato che la concentrazione del gas è attualmente 30% superiore ai livelli riscontrati durante il periodo pre-industriale, lo scambio di anidride carbonica comporta un aumento della concentrazione di CO2 negli oceani di tutto il mondo, acidificando progressivamente l'acqua marina.
Se da una parte l'assorbimento dell'anidride carbonica da parte degli oceani limita il riscaldamento globale, dall'altre non fa che rendere progressivamente "invivibili" gli ambienti marini. Questa acidificazione colpisce soprattutto specie marine come coralli e molluschi, avendo però un impatto su tutta la catena alimentare. I primi a risentire del cambiamento di pH sono le specie marine che si basano sulla calcificazione per la loro sopravvivenza, come molluschi e coralli.
Uno studio del 2007 ha infatti dimostrato come la crescita del corallo nella Grande Barriera Corallina, dal 1990, sia diminuita del 14%, molto probabilmente anche a causa dell'acidificazione del mare.
Secondo un altro studio condotto dal Laboratorio di Oceanografia di Villefranche, che ha sperimentato in condizioni di cattività alcune delle condizioni marine previste per il 2100, i molluschi di Limacina helicina costruiscono le loro conchiglie con una velocità del 30% più bassa in acque che simulano le condizioni del mare previste per la fine del secolo. Questi molluschi sono estremamente importanti per la catena alimentare, e la loro scomparsa potrebbe seriamente compromettere la presenza di alcuni pesci come le aringhe.
D'altra parte, però, ci sono anche ricerche che fanno sorgere qualche controversia sull'effettiva pericolosità dell'acidificazione delle acque marine. Una ricerca condotta alla Victoria University da Michael Doherty sostiene che l'acidificazione non abbia effetti negativi sui processi fotosintetici nei coralli e negli anemoni, anzi, potrebbe aumentarli.
Secondo Doherty, per quanto l'acidificazione dei mari comprometta la calcificazione, l'incremento dei processi fotosintetici fornirebbe più energia ai coralli, che risentirebbero meno dei cambiamenti marini di quanto si potesse ritenere in precedenza.
In linea di massima tuttavia, ogni studio e ricerca concorda che l'acidificazione dei mari sta avvenendo in maniera costante e progressiva, e che comporterà grandi cambiamenti nell'ecosistema oceanico se non si intervenisse per contrastarla. Potrebbe portare all'estinzione di molte specie marine come alla modifica dei processi biologici di altre, e compromettere seriamente le attività di pesca che attualmente riforniscono di cibo oltre la metà del pianeta.










Acidificazione del mare e degli oceani: allarme crescente è classificato per:












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