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Nel 1984, in Antartide venne rinvenuto un meteorite. Niente di così eccitante, potreste dire, di meteoriti o di frammenti di asteroidi ne sono stati rinvenuti tanti nel mondo. Tuttavia il meteorite in questione sembrava essere di particolare rilevanza per due motivi:- La presunta provenienza del meteorite era Marte. Questo ritrovamento apriva un nuovo scenario per lo studio dell' evoluzione del Pianeta Rosso e delle sue condizioni climatiche passate.
- Il meteorite sembrava riportare tracce di quelli che si ipotizzò fossero fossili di organismi extraterrestri.
Si è molto speculato su cosa fossero i presunti resti fossili. Come al solito, molti si sono lanciati in teorie sulla vita su Marte senza avere alcuna prova, altri invece hanno preferito la cautela, anche eccessiva, preferendo optare per l'ipotesi che quelle formazioni presenti sulla roccia fossero risultati di processi inorganici.
Il meteorite, chiamato ALH84001, pare si sia formato su Marte 4,5 miliardi di anni fa. Quando circa 15 milioni di anni fa un asteroide colpì la superficie di Marte, questo pezzo di roccia venne proiettato nello spazio, iniziando a vagare per il Sistema Solare fino a circa 13.000 anni fa, quando precipitò sulla Terra.
Il meteorite venne poi rinvenuto nel 1984 in Antartide nella zona di Allan Hills da Roberta Score, facente parte di un gruppo di "cacciatori di meteoriti" all'interno del progetto ASMET.
Il meteorite pesa quasi due chilogrammi (1931 g) e fin da subito ha fatto discutere l'ambiente della scienza per via di alcune tracce che vennero considerate da alcuni come fossili di batteri.
Le dimensioni di questi fossili vanno dai 20 ai 100 nanometri, simili a quelle dei nanobatteri terrestri. Ma non solo: sul meteorite sono stati rinvenuti aminoacidi e idrocarburi che lascerebbero pensare ad un'origine biologica di questi fossili, ma allo stesso tempo sono processi che si possono verificare inorganicamente, senza che sia coinvolto alcun essere vivente.
Quando vennero iniziate le analisi microscopiche e chimice, 13 anni fa (era il 1996) non c'erano le necessarie tecnologie per determinare quale ipotesi fosse la più corretta. Ma ora le abbiamo, e le analisi sul campione di meteorite hanno iniziato a restituire alcuni risultati degni di nota.

Nello studio condotto dal NASA Johnson Space Center, gli scienziati hanno esaminato i dischi di carbonato presenti all'interno del meteorite, in particolare i nanocristalli di magnetite presenti all'interno di essi. L'origine di questa magnetite può infatti essere di due tipi:
a) dovuta alla decomposizione termica del carbonato durante l'impatto dell'asteroide che colpì Marte milioni di anni fa
b) la magnetite si è formata a seguito di processi biologici, come la decomposizione di alcuni batteri magnetotattici. I batteri magnetotattici sono particolari batteri che si allineano lungo le linee del campo magnetico terrestre.
Nello studio viene sottolineato come pochissimi di questi nanocristalli possano essersi formati durante processi non biologici, se non addirittura nessuno, cosa che porterebbe a scartare l'ipotesi che quei residui siano di natura non organica.

A questo punto quindi, rimane in piedi l'altra ipotesi possibile: la magnetite si è formata a seguito di processi biologici di natura non meglio specificata, probabilmente per la decomposizione di batteri magnetotattici.
"Per gli ultimi 10 anni, la sola ipotesi non biologica sulla formazione della magnetite su ALH84001 era legata ai processi di decomposizione termica, processo noto per produrre nanocristalli di magnetite" dice Kathie Thomas-Keprta, una delle ricercatrici coinvolte nello studio "Il nostro studio ha smentito questa ipotesi non biologica mostrando, sulla base delle dinamiche termiche e della chimica riscontrata, che questa ipotesi non possa produrre questi cristalli presenti sul meteorite. Smentendo questa ipotesi, l'unica rimasta è quella dell'origine biologica per spiegare la presenza di magnetite".
Secondo Thomas-Keprta, nonostante non sia stato ancora elaborato un modello per la formazione biologica della magnetite, questa potrebbe essere un sottoprodotto di alcuni tipi di batteri magnetotattici che vivono in ambienti acquatici. Quando questi batteri muoiono, i loro "gusci" si decompongono e rilasciano della magnetite secondo lo schema ritrovato sul meteorite.
"Sulla Terra, questo tipo di batteri sono molto comuni in ambienti acquatici "aggiunge Thomas-Keprta " e spesso gli scienziati hanno ritrovato residui di magnetite. Se questi residui di magnetite che abbiamo ritrovato su ALH84001 fossero stati rinvenuti sulla Terra sarebbe stata una prova molto corposa per la presenza di batteri".
Siamo quindi ad una svolta decisiva sulla questione del meteorite marziano ALH84001? Per ora è solo un'ipotesi quella avanzata dal team di ricerca, e saranno necessari ulteriori studi e l'elaborazione di un modello certo e funzionante sulla base della chimica marziana. Ma sembra che pian piano ci stiamo avvicinando sempre più al momento della scoperta ufficiale che si, Marte ha avuto in passato delle forme di vita. E, forse, potrebbe custodirle al suo interno anche ora, nascoste agli occhi elettronici delle nostre sonde robotiche.
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