venerdì, marzo 05, 2010

Essere umano nello spazio, curiosità ed alterazioni

Vivere nello spazio non è nella natura dell'essere umano. Se, forse, la vita sulla Terra proviene da meteoriti che hanno viaggiato per milioni di anni nel cosmo, i tempi sono cambiati dai primi pionieri cosmici, e dopo innumerevoli processi evolutivi l'essere umano si è abituato a mantenere i piedi ben piantati per terra.

Tuttavia nello spazio ci andiamo di continuo, tant'è che non fa più notizia ormai. Parte uno Shuttle, e gli unici che ne parlano sono riviste del settore, o la sezione "Scienza" di qualche quotidiano.
L'essere umano, nello spazio, sembra ormai che abbia trovato un ambiente quasi comodo, niente a che vedere con i primi pionieri che affrontavano rischi nemmeno immaginabili per poter compiere qualche orbita attorno alla Terra, o per arrivare addirittura sulla Luna.

Rimane il fatto che, per ora, l'essere umano non è fatto per lo spazio. Il nostro corpo viene completamente rivoluzionato, e si va incontro a problemi o a fenomeni curiosi, alcuni dei quali elencherò qui sotto.


Il ritmo circadiano
Se pensate che dormire mentre ci si trova in orbita attorno alla Terra sia facile, niente di più sbagliato.
In orbita bassa attorno alla Terra, il sole sorge e tramonta ogni circa 90 minuti, per un totale di 16 albe quotidiane, il che rende quasi impossibile dormire in maniera decente. Il nostro corpo non è fatto per ritmi così serrati perchè abituato da milioni di anni a seguire quello che viene definito "ritmo circadiano", un ciclo di 24 ore che regola i nostri processi biologici e di tutti gli esseri viventi. Un ciclo che, come si può ben immaginare, ci viene proprio dal ritmo solare percepito dalla superficie del nostro pianeta.
Per comodità quindi, gli astronauti tengono come orario di riferimento un ciclo di 24 ore basato sul meridiano di Greenwich, e gestiscono il ritmo sonno-veglia grazie all'aiuto del controllo missione da terra
http://science.howstuffworks.com/sleep-in-space2.htm


Mal di spazio
Se l'essere umano sperimenta comunemente il mal di mare quando si trova a che fare con il moto ondoso, figuriamoci nello spazio, dove il nostro corpo non trova punti di riferimento gravitazionali.
Il mal di spazio è abbastanza comune tra gli astronauti (circa il 70% degli astronauti ne avverte i sintomi), in quanto l'orecchio interno subisce un bombardamento di informazioni confuse riguardo alla stabilità del corpo. Il sistema vestibolare infatti, localizzato nell'orecchio interno, funziona solo in presenza di gravità.
Si avvertono mal di testa, nausea e vomito, fino a quando il nostro cervello non riesce a "capire" i meccanismi di assenza di peso e ad ignorare la confusione sensoriale causata dalla scarsa gravità.
http://www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=dcmnt&url=/tc/scienza/percorsi/ssi/maldispazio.jsp


Si smette di russare
Uno studio condotto nel 2001 ha dimostrato come è frequente che astronauti che abitualmente russano durante il sonno smettano di farlo una volta nello spazio.
Questo sarebbe dovuto al fatto che la gravità è uno degli elementi fondamentali di apnea e ipopnea, disturbi respiratori che portano a russare. La NASA a tutt'oggi non ha rilevato alcun astronauta russare nello spazio.
http://ajrccm.atsjournals.org/cgi/content/abstract/164/3/478


Cibo
Un'attività così normale sulla Terra come nutrirsi può rivelarsi più complicata nello spazio. L'esigenza di utilizzare cibi contenuti in buste a vuoto non è solo uno stratagemma per poter risparmiare peso durante il lancio.
Il cibo infatti, soprattutto le parti minute come grani di sale o zucchero (che vengono utilizzati in forma liquida), può intasare le strumentazioni, provocando gravi danni alle apparecchiature che garantiscono la sopravvivenza dell'equipaggio.
A tal scopo, sono installate anche delle ventole in diverse parti della navicella o della stazione spaziale, in modo tale da risucchiare qualunque particella potenzialmente pericolosa ed evitare che possa compromettere la strumentazione.


Sindrome da adattamento spaziale
L'essere umano è caratterizzato da una straordinaria capacità di adattamento. Anche nello spazio. Il problema è che gli adattamenti a cui va incontro l'essere umano che si trova nello spazio non sono mai favorevoli una volta tornati sulla Terra. Fortunatamente gli effetti dell'assenza di gravità sono temporanei, e basta solo un periodo di riadattamento all'attrazione gravitazionale del nostro pianeta per ritornare come prima. O quasi.
L'assenza di peso porta ad un calo del tono osseo e muscolare: non c'è infatti la necessità di sostenere l'intero peso dell'organismo umano, ed il movimento comporta soltanto brevi spostamenti che sono possibili semplicemente spingengosi con le mani nella direzione in cui si vuole andare.
Il cuore inoltre deve fare meno fatica per pompare sangue in tutto il corpo, rallenta la frequenza del suo battito ed i muscoli cardiaci perdono tono. E' un processo che non può essere semplicemente invertito con l'esercizio, ma l'esercizio aiuta a rallentarlo.
http://www.esa.int/esaHS/ESAGO90VMOC_astronauts_0.html


Aspetto buffo
Nello spazio non esiste "sopra" o "sotto". Questo consente ai liquidi del corpo umano di spostarsi dalle gambe alla testa: nel giro di 24 ore le gambe perdono circa un litro del loro volume abituale, e la faccia si gonfia perchè arricchita dei liquidi prima presenti nelle gambe.
Il sangue inoltre perde il 20% del suo contenuto di plasma, e bene o male la stessa percentuale di globuli rossi, causando una temporanea anemia che rende la pelle più chiara del normale.
L'altezza aumenta a causa di una distensione della colonna vertebrale, che fa guadagnare da 5 ad 8 centimetri, ma causa spesso mal di schiena e problemi ai nervi.


Raggi cosmici
Gli astronauti si trovano in una posizione tale da essere costantemente bombardati dalla radiazione solare e dai raggi cosmici, che non incontrano il "filtro" dell'atmosfera ed attraversano la stazione spaziale o la navicella con una potenza decisamente superiore a quella rilevabile sulla Terra.
Normalmente il rischio dovuto all'esposizione a queste radiazioni è basso, anche se "basso" significa che potrebbe comportare un aumento del rischio di cancro dopo anni.
Tuttavia, durante le tempeste solari i livelli di radiazione si alzano notevolmente, e potrebbero risultare fatali se non si prendessero le opportune contromisure.


Psicologia spaziale
Provate a rimanere segregati in una stazione spaziale che cade a pezzi per la durata di 366 giorni. E' quello che è capitato a Vladimir Titov e Musa Manarov a bordo della MIR.
Se siete persone tendenzialmente antisociali, lo spazio di certo non fa per voi: la psicologia è un elemento fondamentale in una missione spaziale, soprattutto se si deve affrontare una lunga permanenza in orbita. O peggio ancora, un futuro viaggio su Marte.
Gli astronauti sono persone estremamente disciplinate ed in grado di lavorare in team, oltre che costantemente impegnati in attività che non lasciano loro molto tempo per pensare ad altro se non alla missione.
Tuttavia le oltre 90.000 ore totali nello spazio durante l'attività della MIR hanno dimostrato che i problemi possono accadere.
Generalmente si passa attraverso tre fasi:
- La prima fase, che dura circa due mesi, durante la quale l'essere umano si adatta all'ambiente spaziale senza problemi
- Nella seconda fase, l'equipaggio inizia a presentare segni di stress e di scarsa motivazione
- Durante la terza fase, gli astronauti diventano ipersensibili, nervosi ed irritabili
Una volta tornati sulla Terra non ci si riprende all'istante. Il cervello è uno degli organi più difficili da curare, soprattutto se il problema è di tipo psicologico.


La gravità è un brutto affare
Primo o poi la missione finisce, e bisogna fare ritorno sul nostro amato pianeta. Una delle cose più difficili una volta tornati sulla Terra è abituarsi nuovamente alla gravità, a partire dalle piccole cose.
Una delle cose più complicate, ma a cui occorre inevitabilmente farci l'abitudine, è che gli oggetti cadono verso il basso quando li si lascia andare.

http://discovermagazine.com/2007/nov/20-things-you-didn2019t-know-about-living-in-space

Pubblicato il: venerdì, marzo 05, 2010

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao
avete ragione

Anonimo ha detto...

complimenti bell articolo

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