The Hurt Locker ha fatto incetta di Oscar, ma l'effetto secondario che ha avuto il film, oltre a quello di lanciare la ex moglie di Cameron, è stato quello di far conoscere al mondo la tuta di protezione che gli artificieri usano quando hanno a che fare con ordigni esplosivi.Chiamata EOD (Explosive Ordinance Disposal), è una tuta composta da strati di diversi materiali, in grado di sopportare i due fattori di pericoli derivanti da un'esplosione: onda d'urto e frammenti letali.
L'onda d'urto è un rischio concreto, ed è forse l'aspetto più pericoloso di un'esplosione. Se per i frammenti metallici che schizzano ad alta velocità si possono adottare diversi approcci e diversi materiali (come i giubbotti antiproiettile), l'onda d'urto non può essere semplicemente fermata con materiali super-resistenti.
L'effetto che l'onda di pressione di un'esplosione ha sull'essere umano è una compressione del corpo, che può causare gravissimi danni agli organi interni. Nel film, Guy Pearce perde la vita nella prima sequenza proprio per l'onda d'urto: essendo troppo vicino all'esplosione, il suo personaggio viene sottoposto ad una pressione troppo elevata per poter essere tollerata dal corpo umano.
Per scoprire come funziona la tuta EOD, l'autore del blog DVICE ha chiamato Pravit Borkar, ingegnere balistico della HighCom Security, azienda che produce proprio queste tute anti-bomba.
La EOD è composta da un rivestimento esterno realizzato principalmente con aramide, un materiale sintetico (conosciuto più comunemente come "kevlar") che ha la caratteristica di farsi più duro in maniera direttamente proporzionale alla velocità di impatto di un proiettile. Tutta la parte anteriore della EOD è composta da scudi di aramide leggeri ma iper-resistenti, in grado di frenare o far rimbalzare i frammenti della bomba proiettati ad alta velocità.

Il problema principale però, come è stato accennato in precedenza, è l'onda d'urto generata dall'esplosione. L'aramide non è stata ideata per resistere all'onda d'urto, e deve essere quindi accoppiata con un materiale schiumoso composto principalmente da poliuretano o gomma sintetica, in grado di assorbire ed attenuare l'onda d'urto, "rompendo" il suo impulso. "Questi materiali" afferma Borkar "non consentono alla pressione di passare senza essere attenuata, idealmente ad un livello tale da consentire la sopravvivenza di chi indossa la tuta".
Oltre lo strato che attutisce l'onda di pressione c'è invece un'armatura leggera e flessibile composta da fibre di kevlar, che agisce come giubbotto antiproiettile tradizionale bloccando eventuali frammenti che sono riusciti a penetrare il guscio esterno e lo strato schiumoso.
Le placche di protezione possono essere piegate per ottenere un forma a boomerang, in grado di riflettere sia i frammenti che onda d'urto lontano dall'operatore. Possono inoltre essere orientate e modellate sulla base della potenza stimata della bomba, e della posizione che l'operatore dovrà assumere per manovrare l'ordigno.
Sebbene questa combinazioni di materiali e metodologie costruttive abbia risultati formidabili, la tuta fornisce una protezione totale solo nel caso ci si debba trovare ad una certa distanza dall'ordigno esplosivo. Più ci si avvicina alla bomba infatti, più la forza distruttiva dell'esplosione aumenta, rendendo sempre meno efficace la EOD. "La differenza tra essere a poca distanza dalla bomba - anche 1-2 metri - e l'essere a stretto contatto con essa può salvarvi la vita" sostiene Borkar.
L'elmo della EOD è un altro pezzo di tecnologia considerevole. E' composto da una visiera di materiale acrilico e policarbonato, in modo tale che l'onda d'urto non possa mandarla in frantumi, proiettandone i frammenti contro il viso del militare.
E' equipaggiata con un rivestimento anti-brina, una lampada, una videocamera ed un collegamento wireless o via cavo con l'operatore a distanza.
Sotto l'elmo invece c'è un collare super-rinformato in aramide, che consente una copertura al 100% di collo e spalle in qualunque posizione ci si trovi, e permette alla testa di ruotare senza dover necessariamente ruotare anche il torso.
Guanti e stivali sono rinforzati con placche di titanio ricurve e un rivestimento protettivo leggero in kevlar, oltre ad essere ignifughi. Tuttavia pochi utilizzano i guanti, preferendo operare a mani nude per avere estrema sensibilità nel tocco della bomba.
"Nel film è ritratto realisticamente. La verità è che, se si è troppo vicini alla bomba da poterla toccare, nessun guanto può aiutarvi" conferma Borkar.
La tuta è munita inoltre di un sistema di raffreddamento interno, in cui circola dell'acqua ghiacciata dalla testa ai piedi. Operare a 40 gradi all'ombra in Iraq infatti non è il massimo, se poi si indossa una tuta del genere dev'essere un vero inferno senza un sistema di raffreddamento, e può essere rischioso per l'operatore.
Le attuali tute utilizzate dall'esercito americano pesano circa 30 kg, e rendono ogni movimento difficile e faticoso. Secondo Borkar, il ritratto dell'operatore munito di tuta EOD fatto da The Hurt Locker è abbastanza realistico, visto che ci si muove in maniera goffa e molto lentamente. Basti pensare che il record corrente di corsa, sulla distanza di un miglio e vestiti con la tuta EOD completa, è di 9 minuti e 58 secondi.



La tuta antibomba del film The Hurt Locker è classificato per: 


8 commenti:
Scusa ma forse c'è un punto che mi sfugge... Allora se si è troppo vicino all'ordigno puoi avere quello che vuoi ma l'onda d'urto ti uccide comunque giusto? Allora perchè non utilizzare un robot a distanza, capisco che deve esse un lavoro di precisione però se riescono a fare operazioni chirurgiche a distanza anche disattivare un ordigno dovrebbe essere possibile no?
No, purtroppo non è possibile. Le operazioni a distanza sono in situazioni controllate, in cui il paziente è in una determinata posizione, gli organi interni sono sempre gli stessi.
Nel caso della bomba le variabili sono moltissime: può essere allo scoperto, come semisepolta o sepolta totalmente; occorre svitare, sfilare, tagliuzzare, scavare, operazioni che il robot attualmente in servizio non è in grado di fare (oltre al fatto che non possiede due mani :D )
Capisco, e se invece del poliuretano utilizzassero una corazza reattiva tipo quelle dei carri armati per proteggersi dalle cariche in tandem? Sia chiaro che non è voglio trovare io una soluzione anche perchè non me ne intendo e se non ci sono riusciti i professionisti figuriamoci io, voglio solo sapere il tuo parere...
Mah, non saprei. Il problema è che la corazza di un carro armato proteggerebbe per bene da schegge e frammenti metallici, ma questo problema è già quasi totalmente risolto con il kevlar.
Il problema è l'onda di pressione: occorre attenuarla per evitare una compressione degli organi interni potenzialmente fatale (anzi, pare che il più delle volte sia proprio quella ad uccidere invece dei frammenti metallici).
In un carro armato la struttura è in grado di proteggere da un'onda di pressione di una bomba esplosa anche a solo un metro di distanza, soprattutto perchè l'equipaggio non è in contatto diretto con le pareti del carro.
Capisco, va beh allora prima di stressarti ancora mi vedo il film della ex di Cameron (non mi ricordo il nome XD)
stressami quanto vuoi :P me lo sono già visto troppe volte :D
ma per costruirne una simile a quella vera in casa solo x giokare?
x Kusagi
le corazze reattive esplodono ad alcuni cm dalla corazza di un carro, che è molto spessa e resistente, la tuta di cui parli con zonwu non lo è, e se sottoposta all'esplosione così ravvicinata sarebbe ancora peggio. Il kevlar di protezione non risolve assolutamente il problema schegge, il grado di protezione varia secondo la distanza dall'esplosione, sia dalle dimensioni delle schegge.
La tuta pesa 30 kg, se dovessimo aggiungere piastre balistiche non sarebbe trasportabile. Per quanto riguarda i robot, sono sicuramente la prima scelta da fare, ma anche questi hanno dei forti limiti che impongono molto spesso l'intervento umano. Guardati tranquillamente Hurt Locker sapendo però che non tutto ciò che vedrai è corrispondente alla realtà, per motivi di sicurezza legati al settore delicato di cui si tratta.
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