A chi fa paura l'uomo nero in Giappone? A nessuno, visto che il Paese del Sol Levante ha già a che fare con una folta schiera di demoni, tra i quali i Namahage, incubo dei bambini cattivi e delle giovani spose.Mi è mancato scrivere sul Giappone, e questa volta torno a farlo per parlare dei suoi miti e della sua cultura in fatto di demoni. Come alcuni di voi sapranno, la religione shintoista prevede un numero incredibile di divinità, spesso associate a fenomeni naturali, il che ha contribuito a creare un pantheon di dei e demoni estremamente vasto, che copre ogni aspetto della vita giapponese.
I Namahage sono essenzialmente demoni che spaventano i bambini. Ogni anno, decine di ragazzi si radunano durante il festival di Namahage, si vestono indossando maschere terrificanti di demoni e si divertono a spaventare i più piccoli, mostrando loro cosa potrebbe accadergli se non saranno obbedienti.
Ogni Namahage indossa una maschera demoniaca, blu per i maschi e rossa per i demoni femmina, una cintura ed una veste di canne. Con loro portano alcuni strumenti di terrore, come dei coltelli di legno o dei secchi magici.
Le origini dei Namahage sono legate alla leggenda delle "999 scale di pietra". Duemila anni fa, l'imperatore cinese Han viaggiò in Giappone portandosi dietro cinque orchi demoniaci ("oni"), che rubarono i raccolti e le giovani donne dai villaggi della penisola di Oga.Gli abitanti della zona decisero di ingannare questi orchi promettendo loro tutte le giovani donne dei villaggi a patto che i demoni costruissero una scala di pietra composta da mille gradini in una sola notte. Se non fossero riusciti a terminare l'impresa prima dell'alba, i Namahaga sarebbero stati costretti a lasciare Oga ed a non tornare mai più.
I demoni accettarono la sfida, e riuscirono a completare 999 scalini fino a quando arrivò un folle che imitò il canto del gallo al mattino. Gli orchi, sorpresi ed avviliti, lasciarono Oga e non tornarono mai più.
Il festival dei Namahage è bene o male come un Halloween al contrario: non sono i bambini a vestirsi da mostri e a vagare di porta in porta a chiedere dolci, ma sono ragazzi vestiti da demone che bussano ad ogni casa minacciando ogni bambino che incontrano di portarlo con loro sulle montagne se non sarà obbediente. I Namahage bussano alla porta dicendo "Naguko wa inega?", che significa "c'è qualche bimbo che piange qui?"; in risposta ricevono la conferma da parte dei genitori che i bimbi all'interno si sono comportati bene durante l'anno.
Dopo la minaccia, i Namahage incoraggiano i bambini a continuare a studiare sodo, e ricevono del sake e dei tortini di riso prima di andarsene.
I Namahage non concentrano la loro attenzione solo suoi più piccoli: i loro bersagli preferiti sono anche le giovani spose. Durante il festival, i Namahage ricevono in dono cibo e sake dalle ragazze (dopo aver domandato "c'è qualche nuora pigra che trascura i suoi doveri?"), augurando buon anno ma minacciando il loro ritorno se qualcuna di loro non dovesse comportarsi bene con i rispettivi mariti.
Il festival dei Namahage non è solo "paura porta a porta": ci sono danze, come la Chinkamayu no Mai che da inizio all'evento, per poi passare al ballo dei Namahage, ritmato da tamburi. Per finire con la marcia di 15 Namahage che, armati di torce, scendono dalla montagna durante la notte per bussare alla porta di ogni casa.L'evento è puramente locale, tipico della prefettura di Akita, nella panisola di Oga, ma ormai è diventato una vera e propria attrazione turistica. Ogni anno centinaia di turisti assistono all'evento portando ovviamente i loro figli, che avranno un ricordo indelebile dei Namahage.
C'è anche un precedente bizzarro: nel 2008, un Namahage ubriaco si infilò in un bagno pubblico femminile, e venne accusato di molestie nei confronti di molte delle clienti. Non venne arrestato, ma fu costretto a chiedere pubblicamente scusa.



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