Il 5 dicembre 1914, la spedizione Endurance partì dall' isola di South Georgia, con lo scopo di attraversare il Polo Sud, passandoci attraverso durante l'estate. La nave Endurance era di legno rinforzato, niente a che vedere con i moderni rompighiaccio in leghe metalliche.A capo della spedizione Ernest Shackleton, che si dimostrerà un capitano privo di eguali nei mesi che seguiranno e che scolpiranno nella storia il nome della Endurance.
Sebbene la spedizione sia stato un fallimento totale (nessuno infatti mise mai piede in Antartide), è ricordata come la più estenuante ed incredibile tra le storie di sopravvivenza in mare.
Due giorni dopo la partenza da South Georgia, posizionata all'estremità sud dell' Atlantico ad oltre mille chilometri dalle coste dell'Antartide, la missione si iniziò a rivelare più dura del previsto. Avanzare tra il pack ghiacciato del mare di Weddel fu estremamente faticoso, tant'è che si riuscì procedere con un ritmo di meno di 40 km ogni giorno, per evitare i blocchi di ghiaccio galleggianti che avrebbero potuto costituire un rischio per la nave.
Dopo solo qualche giorno iniziarono a verificarsi i primi problemi di navigazione. Il ghiacciò iniziò ad essere diverso da quello incontrato in precedenza, disposto in banchi stretti l'uno all'altro. Come se non bastasse, si scatenò una burrasca, che peggiorò di ora in ora e durò sei giorni, muovendo il ghiaccio verso la lontana costa antartica ed attorno alla nave, bloccandola.
Per qualche giorno si attese una tempesta proveniente da sud, in modo tale che spostasse i banchi di ghiaccio lontano dalla nave, ma nessuna tempesta arrivò. L'equipaggio della Endurance fu quindi costretto a far proseguire la nave seguendo la massa di ghiaccio, andando praticamente alla deriva, cercando nel frattempo di rompere i banchi più vicini.
La situazione perdurò fino a febbraio dell'anno successivo, fino a quando le cose non iniziarono a peggiorare ulteriormente. Alla fine del mese Shackleton ordinò all'equipaggio di scendere dalla nave. Uno strato di ghiaccio ormai bloccava ogni via di fuga, e gli uomini furono costretti, usando seghe, barre di ferro e picconi, a liberare la strada per consentire alla Endurance di proseguire. Non ottennero tuttavia alcun risultato: la nave era ormai bloccata nel ghiaccio,con l' inverno antartico in arrivo.Con temperature regolarmente sotto i -20°C, i cani da slitta vennero spostati sul pack ghiacciato, mentre la stiva della nave venne convertita in alloggi. I fianchi dello scafo vennero puliti, nella speranza che se il ghiaccio avesse premuto contro la nave avrebbe potuto farla uscire dalla sua trappola, invece che ridurre in pezzi l' Endurance. Si effettuò anche qualche tentativo di comunicare la posizione della spedizione con la radio, ma senza ottenere alcuna risposta: erano troppo lontani per poter essere ascoltati da chiunque.
A marzo l'inverno antarticò ebbe inizio, e le temperature di -20°C sperimentate in febbraio sembravano ormai un piacevole sogno. I banchi di ghiaccio si impilavano l'uno sull'altro attorno alla nave, premendo contro i fianchi dello scafo. Il sole era ormai invisibile, e l'oscurità sarebbe durata per mesi.Costretti a rimanere fermi nel ghiaccio, gli uomini dell'equipaggio giocarono a calcio e ad hockey quando gli fu permesso, o cantarono e raccontarono storie per mantenere alto il morale.
In luglio la nave si inclinò su un fianco per via della pressione del ghiaccio e di alcune tempeste in sequenza. La Endurance era ancora alla deriva sui banchi di ghiaccio, che avevano ormai formato una piattaforma solida attorno alla nave. Il timore era che la nave non sarebbe più riuscita ad uscire dalla sua prigione, e che la pressione l'avrebbe presto resa un cumulo di legname.
Il 24 ottobre la nave iniziò ad emettere suoni simili ad esplosioni, fino a quando non si generò una falla che nel giro di pochi giorni costrinse l'equipaggio ad abbandonare la nave portandosi dietro il necessario per sopravvivere ad una temperatura inferiore a -25°C e tre scialuppe di salvataggio.Inizialmente venne creato un accampamento nei pressi della nave, ma quando i blocchi di ghiaccio iniziarono a separarsi si fu costretti a spostarsi 4 km più distante da quello che ormai era il relitto della Endurance. La nave si spaccò del tutto il 21 Novembre, inabissandosi sotto il ghiaccio. Era il 21 Novembre 1916, ed era trascorso quasi un anno dalla partenza da South Georgia.
La primavera antartica era alle porte, e Shackleton decide di spostare equipaggio e scialuppe altrove, in attesa della rottura del ghiaccio per sfruttare l'occasione ed uscire da quell' inferno bianco.
Venne creato "Patience Camp", che sarebbe stato la loro casa per i successivi due mesi.
I viveri iniziarono a scarseggiare; la carne di foca divenne una sorgente alimentare importante ma non sufficiente a sfamare l'intero equipaggio ed i cani. A gennaio si prese allora la decisione di uccidere tutti i cani tranne due, che sopravvissero fino ad aprile, mese in cui vennero anch'essi uccisi per sfruttare la loro carne come ultima risorsa di cibo.
L'8 aprile 1916 il ghiaccio iniziò a rompersi, e le scialuppe vennero messe in mare per dirigersi verso nord. La meta era Elephant Island, una piccola isola disabitata che di certo sarebbe stata una benedizione dal cielo invece che rimanere sul ghiaccio con il rischio di affondare da un momento all'altro.
Il viaggio, lungo 160 km, richiese 7 giorni di mare.
Una volta su Elephant Island, Shackleton realizzò che l'unica speranza per l'equipaggio era quella di raggiungere South Georgia, ad oltre 1000 km di distanza da Elephant Island. Si imbarcò quindi su una scialuppa il 24 aprile, assieme ad altri sei marinai, lasciando il resto degli uomini sull' isola in attesa dei soccorsi che il capitano avrebbe guidato fino ad Elephant Island.
Dopo tempeste, onde di 6-7 metri, freddo, cibo scarso ed un viaggio di 17 giorni al ritmo di 100 km al giorno, Shackleton raggiunse South Georgia.Ma le sue fatiche non erano finite: essendo sbarcato sulla costa sud dell'isola il 21 maggio, avrebbero dovuto attraversare le montagne per dover arrivare alla prima stazione di balenieri a Stromness, nella zona nord.
Dopo 36 ore di scalata e 45 km tra le montagne, Shackleton raggiunse la stazione di balenieri, tornando alla civiltà per la prima volta dopo quasi 17 mesi.
Gli uomini rimasti su Elephand Island non vennero salvati prima del 30 agosto 1916, dopo 4 tentativi fallimentari di raggiungere l'isola con una baleniera. L'equipaggio era tutto sommato in buona salute: ad uno vennero amputate le dita dei piedi per via del congelamento, un altro era stato colpito da attacco di cuore, ed un terzo era nel pieno di una depressione; ma il resto degli uomini era in buona salute e col morale sorprendentemente alto, in attesa del ritorno del loro capitano.









Sopravvivenza estrema: il viaggio della Endurance è classificato per:












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